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LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

martedì 17 ottobre 2017



IVG, una sigla brevissima che racchiude uno dei drammi più grandi che possano capitare nella vita di una donna. Interruzione Volontaria di Gravidanza. Tre parole che non lasciano indifferenti nemmeno a leggerle così, come semplici segni neri su sfondo bianco.
Affrontare un tema tanto delicato in un romanzo - tanto più se rivolto a lettori molto giovani, quelli che l’editoria etichetta con il binomio inglese “Young Adult” - è sicuramente un’impresa difficile anche per il più bravo degli autori, ma non è tutto. Pubblicare oggi, in Italia, un libro su un tema tanto spinoso, è una scelta facile quanto maneggiare del metallo incandescente a mani nude. A detta degli esperti di letteratura per l’infanzia informati e super partes come possono essere docenti universitari che si occupano della materia, il nostro Paese sta subendo un’involuzione culturale che rende sempre più difficile e rischiosa l’uscita di libri su temi che, solo per il fatto di essere affrontati, potrebbero urtare la sensibilità di alcuni anche indipendentemente da come questi temi vengono trattati. La difficoltà non riguarda solo il delicatissimo ambito della children’s literature, basti pensare che nel momento in cui si scrive questa recensione, digitando su google le parole “gravidanze indesiderate Italia”, il primo risultato che appare è un articolo di ilmessaggero.it che risale addirittura al 2014, il cui titolo “Una gravidanza su 5 è indesiderata. Boom di mamme a 14 anni, allarme in Italia” dà (o dovrebbe dare) molto da pensare, come anche il dato contenuto nell’articolo: “nel 2010 il 4,2% di interruzioni volontarie di gravidanza sono state eseguite da ragazze under 18”.
Fermo restando che il metodo migliore per ridurre queste cifre drammatiche rimane una buona educazione sessuale da effettuare in famiglia e (anche questo è sempre più controverso e complicato) nelle scuole, cosa succede quando la contraccezione non c’è stata o ha fallito?
Come ci si può ritrovare in una situazione tanto straziante? Come si arriva a compiere una scelta tanto dolorosa? Quali conseguenze fisiche e psicologiche può avere? Che tracce può lasciare? E in caso contrario, che conseguenze ci potrebbero essere sulla vita di una madre non felice e, soprattutto, di un figlio non voluto?

In La figlia del dottor Baudoin non ci sono, giustamente, tutte le risposte o, ancora peggio, delle risposte per tutti. C’è una storia principale con più di una piccola storia secondaria, che riescono nell’unico intento sensato in un romanzo del genere: mostrare come ogni caso sia dolorosamente unico, senza giudizi o moralismi, senza assoluzioni o condanne, senza certezze e vie da seguire valide per tutti.
Se, come detto molte volte da molti esperti, i libri devono essere dei simulatori di volo, qui abbiamo un perfetto esempio di come può essere pilotare un aereo nelle condizioni più difficili e pericolose, come durante la tempesta perfetta o in azioni di guerra.

Violaine ha diciassette anni, ed è la sorella maggiore in una tipica “famiglia bene”: il padre e la madre svolgono una professione prestigiosa, sono sicuramente benestanti e apparentemente felici,  istruiti, aperti, pronti a parlare con la figlia di argomenti “tecnici” come l’uso del contraccettivo più affidabile. Ma sono stati in grado di affrontare discorsi più difficili da maneggiare, come la possibile fine di un sentimento, o le mille strade dolorose che può prendere un amore?
Violaine commette una leggerezza, una sola. I ragazzi la corteggiano, i compagni (forse soprattutto quelli che vengono respinti), la chiamano “repressa”. La ragazza crede di potersi staccare di dosso questa etichetta senza conseguenze, ma impara a caro prezzo che la sua scelta la porterà a dover compiere altre scelte molto più laceranti. La sua esistenza si frantuma: c’è una Violaine sola, unica responsabile del suo e dell’altrui destino; c’è una Violaine che scopre le storie di molte altre donne al suo stesso bivio, tutte per motivi diversi, che non sempre prenderanno la stessa decisione; c’è la Violaine lontana da tutto e tutti, persino da se stessa; c’è la Violaine che volente o nolente si ritrova vicinissimi un padre, una madre, un fratello, una sorellina, una migliore amica e persino un nuovo amore. E ricomincia ad andare a braccetto con la vita capendo una cosa sconvolgente: che ogni dramma, anche quello più terribile, può andare a braccetto con la speranza e far continuare anche il più tormentato dei voli.


Info editoriali

Titolo: La figlia del dottor Baudoin
Autore: Marie-Aude Murail
Traduttore: Sara Saorin
Copertina: Rossana Bossù
Editore: Camelozampa
Collana: LE SPORE (Young Adults)
ISBN: 978-88-99842-07-9
Pagine: 208
Prezzo indicativo: €15,90
Età di lettura:  15 +

Per Piccoli Lettori Crescono
 

INTERVISTA A: BIBLIOLIBRÒ - CASA EDITRICE E LIBRERIA ITINERANTE

mercoledì 11 ottobre 2017




Oggi sono entusiasta di presentarvi una piccola, dinamica, eterogenea, sfavillante realtà del mondo culturale dedicato ai libri per bambini. Bibliolibrò è molte cose insieme, casa editrice, libreria itinerante, polo culturale del X Municipio di Roma per quanto riguarda la letteratura per l’infanzia con il suo festival Leggimondi, insomma libri e non solo.


Buongiorno Valentina e benvenuta in questo spazio dedicato alla letteratura per l’infanzia. Comincio subito con una domanda: da dove arriva Bibliolibrò? Chi è? 

Buongiorno a voi, sono onorata di entrare in questo spazio così ben curato e attento. Bibliolibrò arriva sicuramente dalla strada, è un Ape Calessino a tre ruote che nel suo viaggio tra le righe s’è ritrovato su carta divertendosi a raccontare storie illustrate.


Tu hai una storia lavorativa molto interessante: incominci come attrice di teatro, fai corsi, di sceneggiatura, di dizione, di arte-terapia, di scrittura, poi un giorno decidi di dedicarti ai libri per bambini e ragazzi? Come mai? E perché? 

Dico subito che il mio canale privilegiato di comunicazione è sempre stata la scrittura. Questo l’ho ereditato dalla mia famiglia paterna: giornalisti, scrittori. Ricordo che a ogni festa c’era qualcosa da leggere che ci apparteneva tutti: poesie scritte all’impronta, articoli del nostro giornale di famiglia, lettere di ringraziamento o di commiato. Sicuramente da loro ho imparato quanto la scrittura possa donare condivisione emotiva. A loro devo anche la passione per il teatro, dove mi sono sempre interessata alla scrittura e ai dialoghi più che al resto. Con la teatro-terapia ho appreso l’arte della scrittura biografica e collettiva: un’esperienza che mi ha insegnato a scrivere in gruppo e a dare “corpo e voce” a ciò che scrivevo. A scrivere per i bambini non ho mai pensato. Avevo delle storie dentro e le ho tirate fuori senza sapere bene per chi fossero. Sono piaciute ai bambini, forse perché non sono mai cresciuta.


Poi la svolta: tre anni fa decidi di aprirti ancora ad altre possibilità. Oltre che promuovere libri di qualità nel territorio di Roma con la tua libreria e di scrivere tu stessa testi per albi illustrati, alcuni dei quali tradotti all’estero e menzionati nei White Ravens, decidi di mettere su una casa editrice. Come mai? Cosa ti ha spinto a metterti anche da una nuova prospettiva per occuparti di libri per l’infanzia? 

In realtà nella mia vita è sempre stato il caso, o quello che alcuni chiamano “Universo” o “ destino”, a portarmi per mano. Non credo di aver mai realmente deciso nulla in vita mia. La storia incomincia così: c'era una mia collega illustratrice che insegna tuttora all’Istituto Europeo di Design di Roma e con la quale avevo appena pubblicato un’audiofiaba per le Edizioni Paoline. Un giorno mi fa conoscere un altro docente in Grafica dello Ied, mostrandogli alcuni miei scritti. Insieme decidemmo così di coinvolgere alcuni giovani studenti per illustrare e impaginare i miei testi, fino ad allora rimasti nel cassetto. Io ero sempre impegnata a scrivere per spettacoli teatrali, ogni tanto mi concedevo un tempo di silenzio, per poesie, racconti brevi, che alla fine, in quel modo, sono diventati il primo piccolo nucleo da offrire agli studenti dello Ied. Sono nati dei bei lavori, abbiamo contattato alcuni stagisti che finivano la scuola per ultimare il lavoro, poi abbiamo scelto un marchio e abbiamo pensato di proporre i primi libri al pubblico del mio Apetto, che continuava a viaggiare in strada. Alcuni sono piaciuti, altri no. Ma di sicuro noi ci siamo appassionati, nel capire e studiare cosa andasse e cosa no, come e perché. Abbiamo riscritto, rifondato i progetti grafici e illustrativi e abbiamo iniziato con il primo catalogo e le prime tirature. Da lì è nata la nostra ricerca che tuttora perdura. Intanto ci siamo aperti anche ad altri scrittori e illustratori. Pubblichiamo uno o due titoli l’anno e passiamo la maggior parte del tempo a studiare, tentando di armonizzare etica ed estetica. Nel contempo io continuo a imperversare per le strade della mia città, per fiere, tra librerie e biblioteche, varcando a volte anche i confini nazionali. Continuo in tutto ciò a scrivere per il teatro e a vendere anche libri di altri editori, avendo così occasione di aggiornarmi e di tenere sempre a mente corpo e voce del testo.

Quali sono i libri che tu senti rappresentano con maggiore convinzione la tua casa editrice? E perché?

Il testo che tuttora mi rappresenta maggiormente è L’insolito destino di Gaia la libraia, una non-fiction che rappresenta la mia storia e quella di chi si batte per la bibliodiversità: una filiera a rischio d’estinzione che merita di essere conosciuta nella sua funzione principale che è quella di allenarci alla diversità di punti di vista e prospettive. Garantire una pluralità di fonti qualificate credo sia necessario per lo sviluppo e il consolidamento del pensiero critico. E ritorna sempre il come, il cosa e il perché. Credo di aver imparato una sola grande lezione in tutti questi anni: le domande sono il punto di partenza, ma anche quello di arrivo di ogni strada e direzione. E libri diversi riescono senz’altro a lasciarci punti interrogativi, allenandoci alla complessità del mondo che ci circonda.


L’ultimo libro pubblicato da Bibliolibrò è la storia di Frank Button, scritto da te e illustrato da Michela Gastaldi. È un libro diverso dagli altri della tua produzione, una storia onirica, in cui si mescolano visioni immaginifiche e viaggi fantastici. Quale sarà la linea di produzione prossima rispetto a questo libro che sembra segnare un cambiamento nelle tue pubblicazioni?

E’ una domanda difficile. Diciamo che la cifra poetica mi appartiene e spesso la poesia, come il destino o l’universo, mi prende e mi porta per mano senza che io sappia in anticipo dove mi condurrà. Una cosa è certa: ultimamente sto scrivendo storie adatte più per gli adulti che per i bambini. L’idea di una collana di albi illustrati per adulti non mi dispiace.


Un’ultima domanda: tu fai anche molta promozione alla lettura, con grande capacità. Se tu avessi la famosa bacchetta magica cosa e come cambieresti il modo di educare alla lettura nel nostro paese? 

Intanto ti ringrazio per gli apprezzamenti. Io di sicuro ho imparato sul campo, in una periferia scomoda e frammentaria, con due biblioteche straordinarie che mi hanno garantito enormi opportunità di crescita e approfondimento. Sono queste biblioteche per me gli spazi del cuore. Credo di non esser in grado di proporre o suggerire una visione così ampia per il nostro paese, l’affare è assai complesso e multifattoriale. Di sicuro credo nella tutela della bibliodiversità come fonte di crescita e sviluppo, confronto, per grandi e piccini e credo che lo Stato dovrebbe sostenere maggiormente le librerie indipendenti, soprattutto l’indipendenza nella scelta dei libri. Credo sia necessaria un’authority più severa contro i grandi monopoli sia distributivi che editoriali e credo che maggior attenzione dovremmo porre sulla qualità e diversificazione delle proposte librarie che arrivano in libreria, in biblioteca e a scuola. Credo che si dovrebbe puntare sulla formazione di bibliotecari esperti nelle scuole e sulla presenza vera di biblioteche scolastiche.  Se ogni scuola avesse il suo spazio biblioteca e il suo bibliotecario aggiornato e pronto ad coinvolgere i docenti rispetto a iniziative di educazione alla lettura e novità editoriali, credo che ne gioverebbero tutti, genitori compresi. 


So che sei in partenza per la fiera di Francoforte, ti auguro un viaggio intenso e colmo di storie.

Grazie, spero che al rientro la valigia sarà stracolma di nuove domande e nuove scoperte! E il viaggio tra le righe continua…

  Grazie di cuore a Valentina Rizzi per questa intervista.


Tutta colpa delle meduse, di Ali Benjamin

martedì 10 ottobre 2017



Non esistono davvero parole magiche. Non esiste un unico modo giusto di dire addio a qualcuno a cui vuoi bene. Ma la cosa più importante è che tu serbi qualcosa di quella persona dentro di te.
Alla fine, Suzanne, è un dono passare del tempo con una persona di cui ci importa. Anche se è imperfetto. Anche se quel tempo non finisce quando, o nel modo in cui, ci saremmo aspettati. Anche quando quella persona ci lascia.

A dodici anni ci sono cose che non dovrebbero capitarti. A dodici anni dovresti uscire con gli amici, prendere la prima cotta, iniziare a ribellarti a quello che ti dicono i genitori. La tua più grande preoccupazione dovrebbero essere i voti che prendi a scuola, o al massimo qualche battibecco con gli amici. Non ci dovrebbe essere tua mamma che ti raggiunge in giardino, un giorno d’estate, per dirti che la tua migliore amica non c’è più, che è entrata nel mare per farsi una nuotata e non è mai uscita. Come fai a sopportare tutto questo? Tu, ancora così fragile e innocente, dove trovi la forza per reagire e per ricominciare?

Per Suzy Swanson non è per niente facile. Non riesce ad accettare che la sua amica Franny sia annegata, lei che era così brava a nuotare. E non può accontentarsi delle parole di sua madre, che sostiene che a volte le cose succedono e basta. Perché questa non è una spiegazione, non c’è niente di scientifico in un’affermazione così. Dev’esserci per forza una ragione dietro alla morte di Franny, un motivo che possa mettere ordine in tutto quel caos.

L’amicizia tra Suzy e Franny non stava attraversando un bel periodo. La scuola media e le nuove compagnie le avevano allontanate. Franny aveva iniziato a frequentare le ragazze più popolari della scuola, stava attenta al taglio dei capelli, al colore delle unghie e a quello che dicevano i ragazzi, mentre Suzy era rimasta la ragazzina ingenua di sempre, appassionata di scienza e assetata di sapere. Per quanto si sia sforzata, Suzy non ha potuto fare nulla per evitare che Franny si allontanasse e cambiasse così tanto da sembrare un’altra persona. Non è servito il gesto estremo e disperato che ha compiuto per riaverla indietro, quell’ultimo tentativo di mantenere un patto stretto da bambine. Anzi, forse ha solo peggiorato le cose e ha reso Franny ancora più distante. E ora che non c’è più modo di rimediare, l’unica cosa che può fare per alleviare il senso di colpa che si porta dentro è trovare una spiegazione alla tragedia.

È durante una gita scolastica che Suzy si imbatte nella risposta che sta cercando. Mentre è in visita a un acquario con la sua classe, scopre l’esistenza di una medusa tanto pericolosa quanto piccola e quasi invisibile, e capisce subito di aver trovato il cattivo della sua storia. Ora non resta che provare che la vita di Franny è stata spezzata dalla puntura di quella medusa, anche a costo di imbarcarsi in un viaggio che la porterà lontano, anche a costo di dover abbandonare la sua famiglia e quelli che le vogliono bene. Perché l’unica persona in grado di aiutarla è un esperto di meduse che vive al di là dell’oceano, un uomo che avrebbe tutto il diritto di odiare quegli esseri che pulsano e nuotano senza una meta, ma che è l’unico che sembra conoscerli e comprenderli a fondo.

Il romanzo d’esordio di Ali Benjamin è un libro commovente ed emozionante, che sembra scivolare leggero e delicato, come una poesia. È un elogio alla grandezza della natura, scritto come un’approfondita ricerca scientifica, che ci porta a scoprire gli aspetti più affascinanti della vita delle meduse e di un universo in espansione. È una strada che ci conduce alla riconciliazione con noi stessi e all’accettazione che ci sono domande destinate a rimanere senza risposta e verità terribili e spaventose. Perché a volte non c’è una ragione dietro alle cose che succedono, a volte non c’è niente che possiamo fare per porre rimedio a una situazione. Ma anche quando abbiamo paura, anche quando ci sentiamo smarriti e impotenti e minuscoli su questo pianeta che non è altro che un piccolo sasso che sfreccia nell’immensità dell’universo, dobbiamo ricordarci che dentro di noi nascondiamo una forza grandissima. Che abbiamo sempre la possibilità di rinnovarci e migliorarci. Che siamo fatti di polvere di stelle.

Informazioni tecniche

Titolo: Tutta colpa delle meduse
Autrice: Ali Benjamin
Editore: Il Castoro
Pagine: 317
Formato: rilegato
Età di lettura: da 12 anni
Prezzo indicativo: €13, 50
Codice EAN: 9788869662126

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